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Chi ha inventato l’Aceto Balsamico?


Quando si dice Aceto Balsamico, si pensa subito ad un prodotto con una rinomata storia alle spalle, tanto rinomata da essere una storia ultra millenaria, fatta di popoli e di tradizioni, tramandate di famiglia in famiglia fino ad arrivare a oggi negli anni 2000 a noi, sulle nostre tavole. Ma chi ha inventato l’aceto balsamico?

Tanto affascinante quanto ricca, questa è la vera storia dell’aceto balsamico di Modena.

Le prime tracce dell’esistenza dell’aceto balsamico, sono riconducibili ai Romani e al suo antenato, la Saba: uno sciroppo denso e dolciastro dai molteplici impieghi, ricavato dalla cottura e dalla riduzione del mosto d’uva.

Numerosi furono anche gli scrittori antichi che, nelle loro opere, inserirono riferimenti ad esso, tra questi Virgilio, Plinio il Vecchio ed Ovidio, si parla del 70-17 a.C.

Nel corso dell’Alto Medioevo, metà del IX secolo, si diffusero voci relative a un “oro nero”, caratterizzato da qualità tanto leggendarie da divenire oggetto del desiderio di un re: Enrico II di Franconia. 

Altro non era che l’ Aceto Balsamico, talmente prezioso da essere conservato in piccole

boccette d’argento.

La storia del balsamico cominciò ad intrecciarsi con quella dei Duchi Estensi, trasferiti nella città di Modena. Francesco I d’Este, durante i lavori di ampliamento del Palazzo Ducale, fece predisporre ad acetaia i locali della Torre del Prato.

Il primo documento che associa la parola “balsamico” all’aceto modenese è il Registro delle cantine Ducali del 1747.

L’arrivo delle truppe napoleoniche a Modena nel 1796 segnò un cambiamento epocale per l’Aceto Balsamico.

Il suo valore economico venne riconosciuto dai francesi e l’acetaia Ducale fu venduta all’asta: alcune ricche famiglie borghesi approfittarono della situazione acquistando le nobili botti.

Dopo la proclamazione del Regno d’Italia, i produttori del ‘Balsamico’ iniziarono a partecipare alle sempre più frequenti Esposizioni Internazionali: di particolare importanza l’Esposizione Internazionale di Parigi del 1878.

Il successo portò ad una differenziazione dei processi produttivi e alla commercializzazione di un aceto agrodolce e profumato, più adatto ad un uso quotidiano. Cominciarono così a delinearsi i due prodotti indicati ai giorni nostri Aceto Balsamico da condimento e Aceto Balsamico Tradizionale.